La storia di questa galleria si lega in maniera
inscindibile alla storia del collezionismo e mecenatismo dei Medici, in
particolare del cardinale Leopoldo (1613-1675), del cardinale Giovan Carlo
(1611- 1663), del principe Ferdinando (1663-1713). Le opere che essi
raccolsero, avevano scopo e fruizione privata, mentre la galleria di
rappresentanza era quella degli Uffizi. Grazie all'interessamento degli
Asburgo Lorena (1737-1848) le collezioni furono incrementate e furono
riunite negli appartamenti della famiglia Medici. Sotto Ferdinando III e
Leopoldo II fu sistemata la quadreria di palazzo, così come oggi la
vediamo. La Galleria fu aperta a un pubblico selezionato solo nel
1833.
La visita si svolge al primo piano di palazzo Pitti e tocca
ventotto sale. L'ingresso è preceduto da alcuni ambienti: l'Anticamera
degli Staffieri, la Sala delle Statue, la Sala delle Nicchie. Segnaliamo,
nella Sala delle Statue, l'opera il Cavadenti che, dagli esami
radiografici del 1991, è attestata l'autografia a Caravaggio. La tela
risulta a Firenze dal 1637 e si annovera tra le opere dell'ultimo periodo
dell'artista. Non ci si può allontanare dalla sala senza aver prestato
attenzione all'opera Cristo risorto di Rubens (1616 ca.) per la
particolarità iconografica.
Dalla sala di Venere alla sala
dell'Iliade (Sale dei Pianeti), il percorso è rettilineo. Le sale sono
disposte in sequenza e comunicanti. Percorrere le sale dei pianeti:
Venere, Apollo, Marte, Giove, Saturno, è un'esperienza molto bella se
volgiamo lo sguardo alle decorazioni a affresco e stucchi delle cinque
volte, eseguite negli anni 1641-1647 da Pietro da Cortona (Cortona, 1596 -
Roma 1669) e ultimate dal suo allievo Ciro Ferri (1659- 1661; 1663-1665).
Le stanze furono dedicate ai pianeti, si suppone in onore di Galileo
Galilei, protetto dai Medici. Il tema fu consigliato da Michelangelo
Buonarroti il Giovane: complesso programma allegorico volto a celebrare le
glorie medicee. Il protagonista della narrazione dipinta è il futuro
Cosimo III, figlio del granduca Ferdinando II (gli succederà nel 1670),
insieme a Ercole.